giovedì 17 luglio 2014

IL PELO NELL'ARTE E NON SOLO....



Prima di parlarvi del pelo nell'arte, volevo ricordarvi alcune delle funzioni del pelo pubico nel corpo umano:
  • riscaldamento (soprattutto per le femmine che hanno sempre freddo)
  • indicazione visiva del raggiungimento della maturità sessuale (che non è una brutta cosa)
  • azione combinata di diversi feromoni (che aumenta il fascino e non sto scherzando)
  • riduzione dell'attrito durante l'atto sessuale (così si evitano quegli spiacevoli squash squash tra pelle e pelle durante gli affondi del vostro lui o se state cavalcando il vostro uomo non avrete quella spiacevole sensazione adesiva )
  • protezione di aree sensibili come quelle genitali (tipo se siete a letto nude e un ragno o una mosca si sta avvicinado nelle vostre parti intime, i peli vi proteggeranno da l'intromissione spiacevole di corpi estranei non desiderati)
  • indicatore dell'attività esocrina del pancreas (immagino che del pancreas non ve ne possa fregare di meno ma tutte le altre funzioni sono importanti a parer mio.
    Il pelo pubico può avere un colore diverso da quello dei capelli: spesso è più scuro e in molti individui è simile al colore delle sopracciglia. In alcuni soggetti, il pelo pubico cresce fitto e consiste di peli spessi, in altri soggetti il pelo è più fine e rado; queste variazioni compaiono in entrambi i sessi e dipendono anche dall'etnia di appartenenza.
    Comunque a me non dispiace l'uomo con il pelo se ben curato ovvio ma comunque sintomo di virilità e smettiamola con la storia che rasarsi il pelo lo fa sembrare più lungo!


    stampe a colori dal pornfolio "Mega Porno" di LRNZ (Lorenzo Ceccotti)


    Le forme che può assumere il pelo pubico sono diverse a seconda del sesso: in molte donne la forma è triangolare e il pelo ricopre l'area nota come monte di venere.
    In molti uomini invece, il pelo tende a svilupparsi verso l'alto sull'addome. 
    Come nel caso delle ascelle, il pelo pubico è associato alla presenza di ghiandole sebacee nell'area genitale.
    Detto questo, ora siete liberi di depilarvi o meno ma sappiate che se continuate ad andare contro natura e giocare a fare gli eterni adolescenti glabri, un giorno il pelo si ribellerà e verremo tutti inghiottiti da una foresta amazzonica di pelo folto e carnivoro. 
    Scherzo ovviamente però credo che riscoprire il nostro io primitivo e lasciare che la natura abbia il suo giusto decoro con la giusta rasatura che permetta al pelo di crescere ma di essere in ordine, sia la giusta via di mezzo per essere fichi e naturali.
    Come dissi in un post su facebbok:" fare un pompino senza peli è come mangiare una carbonara senza guanciale"




    Giclèe di LRNZ tratta dal portfolio  BlueSniff  "Gli odorini migliori che esistono"


    Nell'arte dell'antico Egitto, il pelo pubico femminile veniva indicato con triangoli colorati.
    Durante il periodo classico e il Medioevo, l'arte ha ampiamente evitato di rappresentare questa parte del corpo (anche se ogni tanto il pelo pubico maschile veniva rappresentato, anche se in forma stilizzate, come nel caso dell'arte dellaGrecia Classica).
    Nel XVI secolo, Michelangelo scolpì il pelo pubico nella statua del David, ma si trattava di un soggetto di sesso maschile. Per trovare una rappresentazione del pelo pubico femminile ci si deve spostare in nord Europa in pieno Rinascimento.
    Nel XVII secolo, il pelo pubico femminile appare in opere pornografiche (come quelle di Agostino Carracci). Verso la fine del XVIII secolo, in Giappone, il pelo pubico femminile viene largamente rappresentato nella pittura erotica. Prima del XX secolo comunque, in occidente, le donne verranno solitamente rappresentate senza pelo e spesso, addirittura senza vulva.

    Gustave Courbet - L’Origine du Monde

    Dovremmo aspettare il 1886 per vedere in un quadro la rappresentazione iper-realista di Gustave Courbet (L’Origine du Monde) anche se il tabù continuava a persistere (e persiste ancora oggi, visto lo scandalo che continua a creare questo quadro dalla folta peluria).
    Per restare nel mondo artistico, interessante è anche la storia del critico d’arte John Ruskin il quale ebbe un matrimonio bianco con sua moglie, durato sette anni. Quando lei lo denunciò per impotenza, lui si difese dicendo che le donne nude che aveva conosciuto nelle opere artistiche erano totalmente diverse da sua moglie: sebbene il suo viso fosse bellissimo, c’erano alcuni aspetti particolari nella sua persona, che lo avevano reso incapace di procedere.

    Tra le classi più agiate nell'Inghilterra vittoriana del XIX secolo, il pelo pubico del partner veniva conservato come un souvenir. Spesso gli uomini attaccavano piccoli ciuffi dell'amata al loro cappello,
    come fosse un talismano.


    Nel 1932, nella nuova Introduzione alla psicoanalisi, Freud parlò di una sua alquanto bizzarra teoria, quella per cui le donne abbiano inventato l’arte della tessitura partendo dall’osservazione dei loro peli pubici, che in qualche modo avevano il compito di celare la loro nudità genitale, così come fanno gli abiti con il corpo. Dice precisamente Freud:

    “Si dice che le donne abbiano fornito pochi contributi alle scoperte e alle invenzioni della storia della civiltà, eppure vi è forse una tecnica che esse hanno inventato: quella dell’intrecciare e del tessere. (…) La natura stessa sembra aver offerto il modello da imitare, facendo crescere, con la maturità sessuale, il pelo pubico che ricopre il genitale. Il passo successivo consiste nel far aderire l’una all’altra le fibre che sul corpo erano conficcate nella pelle ed erano soltanto ingarbugliate tra loro. Il progresso che c’era da fare era quello di intrecciare le fibre piantate nella pelle per crearne una specie di feltro”.

    Per lo psicoanalista viennese insomma, malgrado il fatto evidente che anche gli uomini siano riccamente dotati di pelosità genitale, sarebbe stata la pelosità femminile ad aver ispirato l’invenzione della tessitura, perché le donne, a differenza degli uomini, avrebbero avuto la necessità di nascondere il loro genitale, per non mostrare la mancanza del pene, di cui le donne, sempre a parere di Freud, sarebbero notoriamente invidiosissime.


    Come se non bastassero le censure artistiche, furono inventate pure le bambole prive di peluria e fica, tanto che nel 2007 si parlò addirittura di BPHS, cioè Barbie Pubic Hair Syndrom (sindrome da pelo pubico di Barbie), dopo che uno studio aveva scoperto che la sindrome colpiva 1 donna su 3 di coloro che, in età infantile, avevano giocato assiduamente con la Barbie. Secondo la ricerca, ogni bambina, scrutando i genitali delle Barbie, riportava non solo uno shock a causa della mancanza di similarità tra il proprio apparato e quello della bambola, ma anche psico-patologie dovute al confronto della Barbie con la figura materna. La ricerca suggeriva che la mancanza di pelo pubico nelle bambole, prese come modelli identificativi da parte delle ragazzine, ed il conseguente shock da paragone mancante, potesse generare in età adulta gravi scompensi della personalità.
    Si cercò di superare il tabù del pelo pubico negli anni Sessanta, quando la stilista Mary Quant fece sapere che si era tagliata i peli pubici a forma di cuore, oppure negli anni Ottanta, con la serie di Helmut Newton denominata “Big Nudes” (1981), che mostrava modelle con tacchi alti e peli pubici piuttosto imponenti.
    La moda della depilazione totale delle parti intime è nata con la diffusione del bikini nella metà del secolo scorso, ma è divenuta di massa con l’affermazione, a partire dagli anni Novanta, del modello brasiliano, per la biancheria intima ed i costumi da bagno. A questo aggiungasi che le pornostar sono tutte depilate, affinché i peli non nascondano neanche mezzo centimetro di organo genitale. Le giovani generazioni, che spesso fondano la loro cultura sessuale su questo genere di filmati, sono quelle che più delle altre si attengono a questa moda, che è anche una delle maggiori preoccupazioni delle ragazze in vista del loro primo rapporto sessuale: esse si vergognano a mostrare i loro peli e pensano che siano sgraditi al partner (sebbene una volta si dicesse che “tirava più un pelo di figa che un carro di buoi”).
    Di recente peraltro si è anche affermata la moda di vestire il pube femminile con altri decori, come ad esempio tatuaggi (stile Farfallina di Beleb) o addirittura il vajazzling una decorazione in cristalli Swarovski da applicare sull’inguine.
    La donna depilata per seguire la moda è sembrata alle femministe come un segno di degrado, cui la donna era costretta per essere apprezzata come oggetto sessuale, mentre altri hanno visto in questa tendenza l’affermazione di una pedofilia latente, che preferiva l’organo genitale femminile nel suo stadio pre-puberale.
    In tempi recentissimi però sembra si stia affermando una netta inversione di tendenza: in un sondaggio online, condotto recentemente in Inghilterra su un campione di 1870 donne, il 51 per cento di loro ha dichiarato di non depilarsi nelle zone intime, per la semplice ragione che “non hanno voglia di occuparsi della ricrescita” (45 per cento) oppure perché il loro partner “preferisce un look naturale” (62 per cento).
    La tendenza non riguarda solo le donne “normali”, ma anche le star: Cameron Diaz ha da poco pubblicato un libro di auto- aiuto intitolato The Body Book, nel quale, fra l’altro, raccomanda alle donne di non depilarsi i genitali. All’argomento l’attrice statunitense dedica un intero capitolo: “In Praise Of Pubes” (Elogio del pube), nel quale afferma la sua contrarietà alla depilazione intima e ritiene sia addirittura una “pazza idea” quella di ricorrere alla depilazione permanente con il laser. 

    Dal punto di vista strettamente sessuale possiamo dire che si tratta soprattutto di una questione di gusti: ci sono uomini fortemente attratti dai peli pubici fino ad arrivare al feticismo, altri che invece sono attratti dai genitali glabri (esiste un termine specifico, acomoclitismo, per definire l’eccitazione sessuale che deriva dall’osservazione degli organi genitali, propri o del/della partner, totalmente o parzialmente depilati) ed altri che ne hanno letteralmente orrore, ritenendoli in contrasto con l’idea di bellezza e con il senso estetico, anche per quella sessualità primitiva che in qualche modo esprimono.
     


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