venerdì 29 maggio 2015

La "Spagnola" e la collana di perle.


 
L'origine della spagnola

La spagnola ha un’origine misteriosa ovvero la pratica erotica che consiste nel sollecitare il pene facendolo scorrere tra i seni.
Da dove arriva questo termine? In effetti, cosa c’entra questa pratica con la Spagna? Ho deciso di indagare, anche perché gran parte dei dizionari (Zingarelli, Sabatini-Coletti, Garzanti) non la cita: eppure è un’espressione diffusa nel gergo sessuale. Una forma di censura? Direi di no: i dizionari citano parole ben più pesanti. Forse è un’ignoranza di questo uso lessicale, o una forma di snobismo verso le parole gergali.
Eppure la spagnola – intesa come pratica – esiste da millenni. E’ citata infatti nel testo erotico per eccellenza della letteratura mondiale, il “Kama sutra”. Nell’India del VI secolo, l’autore, Vatsyayana, cita, nel capitolo dedicato agli abbracci, la viddhaka (o viddbaka), la trafittura: “il ragazzo le tocca ripetutamente i seni, serrandoli con forza finché lei non prova un certo piacere, allora infila la verga tra i seni di lei, trafiggendoli” (cap. 2, “Gli abbracci”, 9). Forse dall’India questa pratica si è poi diffusa in occidente? Un indizio c’è: nel Regno Unito questa pratica è chiamata “Bombay roll“, ovvero “rotolo di Bombay”. L’India, ricordiamolo, era una colonia britannica. Ma – vedremo più avanti – in realtà la storia della spagnola è più complicata: perché non si chiama l’indiana, allora?
In Italia il primo testo che la descrive risale al 1500, un secolo aureo per le parolacce e per l’erotismo. Lo studioso di lessico Giovanni Casalegno ne ha trovata un’efficace descrizione in un’opera attribuita a Pietro Aretino, “Il piacevol Ragionamento de l’Aretino. Dialogi di Giulia e di Maddalena”: qui una cortigiana esperta racconta i “trucchi del mestiere” a una novizia. A quell’epoca, infatti, le prostitute divennero parte della vita cittadina, e gli uomini di cultura se ne interessarono descrivendo la loro vita, le loro pratiche e la loro mentalità. Ecco che cosa dice la cortigiana: “‘io, vedendo a grandissima voglia che esso ne aveva per grandissima compassione mi contentati che lo tenesse fra le mie mammelle, ed egli premendo l’una e l’altra con le mani e tenendole strette attorno la faccenda sua, quella menando in su e in giù, mi sentii tutta bagnata il collo…”. 
Dunque, la pratica è descritta ma non ha un nome specifico. Bisogna attendere altri 4 secoli prima che lo riceva: la prima traccia che la spagnola lascia nella nostra letteratura risale infatti al 1980, con il libro “Altri libertini” di Pier Vittorio Tondelli. Per capire perché, bisogna allargare l’orizzonte geografico. La spagnola è chiamata così  non solo in Italia, ma anche in Francia (branlette espagnole, cioè “masturbazione spagnola“), Germania e Austria (Spanisch), Portogallo (Espanhola), Grecia (Ισπανικό).
Perché questa pratica è stata associata alla Spagna invece che all’India? Ho trovato 3 ipotesi per spiegare questo nome. Nella Parigi di inizio ‘900, le famiglie altolocate avevano domestiche spagnole, e i ricchi dell’epoca si facevano masturbare da loro in questo modo per non rischiare di metterle incinta, come racconta il film francese Sitcom (1998) di François Ozon. Un’altra ipotesi è che questa pratica fosse usata invece dagli spagnoli con le prostitute, sempre per evitare gravidanze indesiderate o malattie sessuali. O, infine, che fosse un’abitudine dei Mori (i musulmani berberi che popolarono la Spagna) con le prosperose donne spagnole. Io propendo per la prima ipotesi: il termine, anche fuori d’Italia, è recente.
Ma come si spiega, allora, che la spagnola cambi nazionalità a seconda dei Paesi? In Spagna, infatti, non si chiama spagnola ma cubana;  in Messico, in Venezuela e nei Paesi Bassi diventa la russa, in Argentina la turca, nel Regno Unito e negli Usa la scopata olandese (ma anche russa o francese)… Forse la spiegazione è un’altra: che questa pratica accenda la fantasie erotiche se associata a una donna esotica, disponibile, procace. Basti ricordare una canzone maliziosa del 1906, “La spagnola” di Vincenzo di Chiara: “stretti stretti nell’estasi d’amor / la spagnola sa amar


Stephanie Chaves ilustraciòn


Come si fa la spagnola?

Durante il coito, anche se l'amante non si concentra completamente sul seno, la donna non resta affatto indifferente al suo ondeggiamento o allo strofinamento sulla pelle dell'altro o sul lenzuolo. Per questo le piacerà probabilmente che il suo seno prenda improvvisamente una tale importanza nel rapporto sessuale, e si compiacerà di ricevere le vibrazioni e il contatto del pene con questa zona erogena del suo corpo. Precedentemente, lei avrà stimolato il pene con la bocca o con le dita bagnate di saliva, mentre l'uomo avrà tentato in ogni maniera di fare sbocciare in lei il desiderio.
Nella posizione della "spagnola", è meglio, evidentemente, che il petto della donna sia abbondante. L'uomo di distende sul dorso e la donna che lo cavalca. Lei si inginocchia sopra il suo amante, in modo tale che il suo seno accolga il pene in erezione, lubrificato con la saliva. E deve fare attenzione a non lasciar scappare il pene da questo scrigno, il che non è facile perché nel seno non c'è alcun muscolo: questo implica che la donna si aiuti con un braccio piegato sul petto per mantenerlo fermo.
pelle. I due seni stringono e pressano il pene; con piccoli va e vieni, il prepuzio si ritrae, mettendo il glande a contatto con la pelle tenera del petto. La donna conduce le operazioni; il suo partner si abbandona alle sensazioni, godendo dello spettacolo di questa devozione al suo sesso. Tiene la sua amante per le spalle, guida eventualmente le sue oscillazioni, che devono essere lente all'inizio e accellerare con l'aumento dell'eccitazione, fino all'eiaculazione.
Alcuni preferiranno che la donna sia in posizione inversa rispetto all'uomo: la vulva è in tal modo sopra il viso di lui. Il seno resta sempre il ricettacolo del pene, ma questa volta, come nel "sessantanove", l'uomo può dedicarsi al cunnilingus, e permettere alla donna di godere insieme a lui.
La posizione della spagnola permette alla donna di dominare il proprio partner, di sentirsi unica responsabile del godimento dell’uomo: un’inversione dei ruoli tradizionali che conduce al piacere e ad una nuova e stimolante eccitazione di entrambi gli amanti e come regal finale, una chiccosissima collana di perle gentilmente offerta dal membro riconoscente per tanto piacere.
 
Stephanie Chaves ilustraciòn


E se vi trovate una partner che arriva alla seconda scarsa?

beh io proverei a fare almeno uno slalom su tavola tra un capezzolo e l'altro, magari aiutandovi con un pò di lubrificante per scivolare meglio oppure metterla a pecorina e sostituite i seni con i glutei.

Certo manca il gioco di sguardi e la parte attiva di lei che vi domina da sopra, ma che ci volete fare, nella vita non si può avere tutto e allora beveteci sopra.









2 commenti:

  1. https://www.youtube.com/watch?v=Ne3XojNonEU

    She's really upset with me again,
    I didn't give her what she likes.
    I don't know what to tell her,
    Don't know what to say.
    Everything got funky last night.

    She was really bombed,
    And I was really blown away,
    Until I asked her what she wanted,
    And this is what she had to say:
    A pearl necklace.
    She wanna pearl necklace.
    She wanna pearl necklace.

    She gets a charge out of bein' so weird,
    Digs gettin' downright strange.
    But I can keep a handle on anything,
    Just this side of deranged.

    She was gettin' bombed,
    And I was gettin' blown away,
    And she held it in her hand
    And this is what she had to say:
    A pearl necklace.
    She wanna pearl necklace.
    She wanna pearl necklace.

    She is so tough, as pure as the driven slush.
    And that's not true what she's talkin' about, [see notes]
    It really don't cost that much.

    She was gettin' bombed,
    And I was gettin' blown away,
    And she took it in her hand,
    And this is what she had to say:
    A pearl necklace.
    She wanna pearl necklace.
    She wanna pearl necklace.

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  2. Mai citazione musicale fu più azzeccata :)

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